Musei del Cibo

...una tappa immancabile per i più golosi!

In provincia di Parma, dal Po alle colline, in una cinquantina di chilometri, fra prodotti d’eccellenza, storia, arte e gusto si trovano i Musei del Cibo che offrono l’opportunità di un percorso di visita che è molto di più di una semplice esperienza, sotto diversi punti di vista.

Parma è una città di aristocratiche tradizioni culturali e musicali, ricca di monumenti e di preziose opere d’arte e da alcuni anni è “City of Gastronomy” Unesco perché è stata riconosciuta come una delle capitali del gusto e della buona tavola; le tradizioni enogastronomiche del parmense sono ormai un patrimonio non solo nazionale.

La città offre molte possibilità ed esperienze artistiche, culturali e musicali, così come nella Food Valley, lungo le strade dei Musei del Cibo, si trovano luoghi di grande bellezza: castelli, cattedrali, pievi della Via Francigena, memorie verdiane, parchi naturali e stazioni termali.

I prodotti di questa terra sono celebri in tutto il mondo: il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, il Salame Felino, il Culatello di Zibello, le conserve di pomodoro, la pasta e i vini che nei Musei del Cibo trovano un luogo privilegiato di racconto, valorizzazione e celebrazione.

Partendo dalla bassa, da Soragna, tra la via Emilia e il Po, lungo la strada dei castelli, a pochi chilometri dalla casa natale di Giuseppe Verdi, si trova lo splendido “castello” ottocentesco, unico al mondo a pianta circolare, divenuto il primo dei Musei del Cibo, quello del Parmigiano Reggiano, inaugurato alla fine del 2003. Ultimo inaugurato invece, nel marzo 2018, è il museo del Culatello di Zibello.

Il complesso dell’Antica Corte Pallavicina di Polesine si colloca, in uno scorcio di “bassa” a ridosso del Grande Fiume, là dove la nebbia è un ingrediente essenziale del gusto. Protagonista della creazione del Culatello, assieme al maiale, è infatti universalmente riconosciuto proprio il “territorio”. Il museo dedica una sezione alla storia della famiglia Spigaroli, inizialmente mezzadri di Giuseppe Verdi, per poi, sulle rive del Po, reinventatesi ristoratori e “Masalén”, i norcini del Parmense.

Prima di proseguire verso sud, la zona in cui sorgono gli altri cinque Musei, si può fare una sosta a Colorno dove non si può prescindere dalla visita alla Reggia dei Farnese (con il suo giardino storico, restaurato far il ‘98 e il 2000 in parterre alla francese, sui progetti originali del Delisle) e a San Secondo, dove alla Rocca dei Rossi con i suoi straordinari affreschi si affianca il Museo di Arte Olearia Orsi Coppini con antichi frantoi e torchi. E ancora a Fontanellato, al cui centro svetta la Rocca dei Sanvitale, ancora circondata dal fossato colmo di acqua, che racchiude una preziosa e misteriosa sala interamente affrescata dal Parmigianino.

Proseguendo verso sud lungo le sponde del Taro, a Collecchio, si trova la Corte di Giarola, storica grancia benedettina risalente all’anno Mille, sorta lungo il tracciato della Via Francigena, antico centro di produzione agricola, con stalle, caseificio, allevamenti di suini e una ottocentesca fabbrica di conserve di pomodoro. Qui si trovano il Museo del Pomodoro e della Pasta. Alla Corte di Giarola c’è la possibilità di fermarsi a pranzare nel vicino ristorante e di visitare il Parco Regionale Fluviale del Taro o fare il percorso natura o visitare il Parco Regionale dei Boschi di Carrega.

Attraversando i Boschi di Carrega si arriva a Sala Baganza, sede della “cantina” dei Musei del Cibo. Il Museo del Vino è collocato all’interno della Rocca della seconda metà del 1200 di proprietà prima dei Sanvitale e poi dei Farnese e dei Borbone.

Sala Baganza è al centro di una zona vocata da secoli alla produzione vitivinicola. La viticultura qui era presente e assai sviluppata in epoca romana e ha lasciato importanti testimonianze culturali nel territorio parmense. L’allestimento museale lo testimonia attraverso sei differenti sezioni. Il percorso museale si conclude con la degustazione (irrinunciabile) all’enoteca nei sotterranei della Rocca.

In pochi chilometri si giunge a Felino, dove il Museo del Salame di Felino, che prende il nome del luogo in cui è prodotto, è ospitato nelle cantine dell’omonimo castello trecentesco, di proprietà privata e sede di un ristorante di charme. Il castello si erge sui primi colli dell’Appennino fra la Val Parma e la Val Baganza e da qui, prima di giungere a Langhirano, è possibile se si è appassionati d’arte, fare una sosta al Castello di Torrechiara. A soli cinque chilometri dallo straordinario quattrocentesco castello si trova la Badia Benedettina e la strada pedemontana con la Fondazione Magnani Rocca dove sono esposti dipinti di Dürer, Beato Angelico, Tiziano, Goya, Monet, Cézanne, Morandi, Burri e molti altri.

Anche le sedi espositive stesse dei Musei sono dei veri e propri gioielli, così come lo sono i 1684 oggetti esposti che raccontano la storia della cultura enogastronomica del parmense: dall’antica caldaia per il Parmigiano in rame a fuoco diretto della metà dell’Ottocento alle vetrine con la storia della grattugia. Dal pastificio, perfettamente restaurato (1850) al più antico campione di spaghetti industriali conosciuto (1837); dalla galleria della pubblicità storica della pasta, alla Topolino pubblicitaria del concentrato in tubetto Mutti. E poi ancora la collezione di 105 latte di conserva (tutte databili al 1938); la storia dell’apriscatole (unica in Italia) con 32 esemplari diversi; anfore, dolia e rarissime brocche di vetro di epoca romana; bottiglie originali di vini parmensi (dal 1832 al 1909); la rossa insaccatrice gigante per salami e sali provenienti da tutto il mondo oltre agli oggetti legati al sale di Salsomaggiore Terme.

Info e biglietteria: www.museidelcibo.it

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